Maurizio Lombardi e il lavoro dell’attore sul personaggio

E’ già presente in aula, con cinque minuti di anticipo, l’attore Maurizio Lombardi, per incontrare gli allievi del Corso di Regia della Professoressa Fernanda Moneta, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. “Deformazione professionale! Sul set si arriva sempre prima”, così Lombardi giustifica il suo anticipo alle ore 12:25 di Lunedì 19 Aprile.

Due anni prima Maurizio Lombardi aveva già parlato agli allora allevi del Corso di Regia, in occasione della presentazione a Roma del suo spettacolo teatrale “Pugni di Zolfo”.

Oggi in aula ne ricorda trama e situazioni: “La mia scenografia era composta da un tavolo e delle candele. Io ero un pugile sconfitto tante volte, un uomo ferito nell’orgoglio, un uomo vero che soffre la solitudine. Il pretesto del pugile sconfitto mi permetteva di aprire la mia storia personale. Rievocavo con la voce ciò che ero stato da piccolo, attraverso la storia di due carusi siciliani, Vincenzo e Vito, costretti a lavorare nelle miniere”.

Il lavoro dell’attore sul personaggio è l’argomento del quale Maurizio Lombardi racconterà oggi in aula.

“Non è semplice per me parlare del lavoro dell’attore sul personaggio”. Nonostante questa premessa, Lombardi comincia a parlare senza alcuna incertezza, aiutandosi con la gestualità del corpo e calcando la scena come un attore sempre dentro la sua parte.

Con grande entusiasmo continua così: “Questo lavoro è gigantesco, parla della vita. Tra tutte le arti il lavoro dell’attore è nato quando è nato l’uomo ed è quello che ad oggi ha un margine di crescita incredibile”.

Rivolgendosi ai futuri registi: “L’attore è un organismo vivente che vi darà del filo da torcere. Si può avere tantissimo dagli attori, per i registi è importante capire cos’è il lavoro dell’attore.

Gli attori si dividono in classici e attori-autori. Tutti gli attori bene o male sono autori. Il corpo e la voce sono gli strumenti dell’attore, sono il suo modo di scrivere. Ad esempio Robert De Niro in “Toro Scatenato” ha scritto col suo corpo lo spazio. Idem per Mickey Rourke i “The Wrestler”.

Con pochi tratti gli attori devono rendere il personaggio.

Si possono suddividere ulteriormente attori che usano la mimesi e altri che sono così come sono.

Si può ingrassare, utilizzare delle protesi, lavorare sulla vocalità, come Robert De Niro.

Al Pacino e Vittorio Gasmann invece sapevano di essere in quella maniera e quello portavano sul set. Tutto ciò nasce da una grande consapevolezza. Il lavoro dell’attore è quello del “ricercatore”, è un esperimento continuo con la vita e con noi stessi. Gli attori prendono i personaggi “fuori” o “dentro”. L’attore ha sempre le antenne dritte, è un radar. Per fare questo mestiere bisogna essere curiosi, bisogna catturare gesti e situazioni dall’esterno, rubarle come un ladro e tirarle fuori all’occorrenza dalla ‘cassetta degli attrezzi’.

Se riesci a entrare nella parte sarai sempre giusto, il problema è se il personaggio non ti sta perfettamente addosso. La macchina da presa è la lente di ingrandimento dell’anima, i pensieri smuovono il viso.

Sia come registi che come attori bisogna avere il dono della sintesi, altrimenti si rischia di produrre film che fanno tanti preamboli per poi non dire nulla, a volte basta anche solamente una bella immagine. Lo stesso vale per il personaggio: un personaggio è efficace quando è preciso, netto. Un attore preciso può descrivere un personaggio anche in un fermo immagine ( vedi Ryan O’Neal in Barry Lyndon)”.

Maurizio Lombardi parla così del rapporto tra attore e regista: “E’ importante sapere cosa si vuole, da regista! L’attore si deve fidare del regista. L’attore ha bisogno di una persona che ha chiare le cose. E’ la regola numero uno: il regista deve avere le idee molto chiare. Deve esserci un binario tra il regista, la macchina da presa e l’attore. Ci sono grandi attori perché ci sono gradi registi (vedi Sofia Loren con De Sica). Il segreto per acquisire sicurezza è conoscere in primis sé stessi: più ci si conosce e più si è in grado di trasmettere sicurezza. Bisogna però lasciare sempre un margine di inventiva sul set, può sempre succedere qualcosa”.

Alle domande sull’improvvisazione Lombardi risponde: “L’improvvisazione è un’alchimia, può nascere tra due attori che hanno un bel feeling, che decidono di viaggiare sulla sceneggiatura. Se ciò accade il regista deve lascarli andare, non si sa se quelle scene saranno utilizzate in fase di montaggio, ma potrebbero anche rivoluzionare l’intero film”.

“Dov’è la finzione in cinema e teatro?” Si interroga Lombardi. “Non c’è finzione, è tutto vero, eccetto la morte. La forza con cui dici ‘ti odio!’ è vera. Si dice ‘TRASCENDI!’, quando succede sei perfetto, sei diviso, diventi un’altra persona”.

Il discorso si sposta sulla questione delle idee, su come valutare e distinguere le buone idee dalle pessime idee. Questo il consiglio dell’attore: “Bisogna fare una cartella di tutte le idee che ci vengono in mente, sono come un tesoro. Bisogna segnare tutto, fotografare tutto, oggi la vita e velocissima e ogni attimo passa senza tornare più. Se hai delle idee buttale su carta, proteggile, e tirale fuori al momento opportuno e riuscirai a distinguere quelle giuste. Le intuizioni a volte sono talmente lampanti!”.

Una considerazione sull’attuale cinema Italiano: “ Quello che mi dispiace in Italia è che abbiamo spezzato un filo, abbiamo chiuso la fonte dei grandi registi del passato: Fellini, Zeffirelli, Rossellini, Scola. A chi posso raffrontarmi ora? Io esorto i giovani attori a seguire i grandi registi, a non interrompere il flusso”.

Con queste parole Maurizio Lombardi saluta i ragazzi che ha affascinato con la passione esternata per la professione di attore e  con la sua presenza scenica:

“Se sarete registi vi faccio il mio in bocca al lupo! Voi regalerete a noi attori e alla gente storie ed immagini, dunque fatelo con tutto il cuore possibile.

Il vostro è il lavoro più bello del mondo!”.

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