La straordinaria invenzione di Hugo Cabret: 11 nomination al film in 3D di Martin Scorsese

Il primo film in 3D di Martin Scorsese sta raccogliendo frutti contrastanti: 11 nomination agli Oscar (mai visto), ottime recensioni e una rete crossmediale che prevede almeno: una versione teatrale ispirata dal film (già in scena in America), un libro e un film making of, siti dedicati diretti e indiretti, blog, forum e social network, l’immancabile trailer ufficiale su You Tube (http://www.theinventionofhugocabret.com/movie_trailer.htm), il videogioco su Nintendo DS e Nintendo 3DS, una campagna stampa che è riuscita ad arrivare persino a riviste che in genere poco parlano di film, come l’italiana Astra, e via dicendo. Ormai, fare un film non basta più.

Ambientato a Parigi nel 1931, il film è la storia di un bambino che incontra George Melies. Il critico cinematografico della BBC, Nigel Boyd, lo ha definito “il film che nessuno osa chiamare un flop”.

In effetti, in barba a chi pensa che basti un buon regista, una buona storia e tanti soldi, per realizzare un film di successo, finora questo film di Scorsese ha raccolto uno scarso successo al botteghino Usa, dov’è distribuito dal 23 Novembre 2011. Alcuni spettatori si sono lamentati in rete che, per essere in 3D, il film è troppo lungo, soprattutto per dei bambini. Altri pensano che ad essere sbagliato è il targhet di riferimento della campagna di marketing, definita (beati loro) “scarsa”. Cioè, si crede che l’argomento del film (il cinema delle origini) non interessi i bambini, ma piuttosto gli adulti. Questi ultimi, però, si vergognerebbero di andarlo a vedere senza essere accompagnati da bambini. E qui, il puritanesimo si avvita su se stesso.

Su YouTube, 299 persone (ad oggi) si sono prese la briga di dire che a loro il trailer del film “non piace”, mentre ha sconcertato la critica l’anteprima a sorpresa al New York Film Festival, in una copia lavoro, non ancora definitiva proprio per quanto riguarda gli effetti speciali. L’impatto sul pubblico è stato abbastanza positivo ma l’idea che si sono fatti gli addetti ai lavoro è che i 120 milioni di dollari che pare (altre voci dicono 150) siano stati investiti nella produzione, non abbiano portato ad un film perfetto. Intanto, sono 11 le nomination agli Oscar. Forse questo atto di coraggio da parte della produzione è servito a qualcosa.

Sull’uso del 3D stereoscopico, Scorsese ha dichiarato che questa tecnologia rende gli attori  consapevoli che ogni loro piccolo gesto o espressione sarà molto più evidente e precisa. Chissà come inciderà questo fatto sulla selezione degli attori di successo.

Roger Ebert del Chicago Sun-Times ha dato al film 4 stelle scrivendo che “è diverso da qualsiasi altro film di Martin Scorsese, ma forse è il più vicino al suo cuore… Per certi versi è lo specchio della sua vita.”

Il punto di partenza è il romanzo “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”, scritto e illustrato da Brian Selznick, a cui Martin Scorsese si avvicina con affetto.

Illustratore e autore, classe 1966, Selznick è un grande talento,orgoglioso di essersi diplomato alla Rhode Island School of Design, felice di avere un maestro, Steve Geck, e di aver fatto gavetta “anche dipingendo vetrine in una libreria”. Tra le altre sue opere, il suo The Houdini Box è una chicca.

Soprattuto, Brian Selznick è un appassionato di Georges Méliès, regista geniale che ha lavorato dal 1890 al 1920, costretto a subire la bancarotta e a diventare per vivere rivenditore di giocattoli alla stazione di Montparnasse. In questo periodo di crisi, forse siamo più pronti a capire il dramma interiore che subì Méliès quando (si dice) dovette fondere i suoi film per ricavare della celluloide da rivendere. Eppure, a quest’uomo sconfitto dal mercato, sono attribuite l’invenzione del cinema di finzione (cioè non documentario) e l’invenzione sul campo di numerose tecniche cinematografiche ancora comunemente utilizzate, tra cui il montaggio. Méliès è universalmente riconosciuto come il padre degli effetti speciali, tra cui il più noto è il trucco della sostituzione, scoperto imparando da un proprio errore. Fu uno dei primi a usare l’esposizione multipla, la dissolvenza e il colore, realizzato dipingendo a mano direttamente sulla pellicola. Méliès ha realizzato il primo film di fantascienza della storia del cinema: “Viaggio verso la luna”, opera che è impressa indelebilmente nell’immaginario collettivo per la scena con il razzo che entra nell’occhio del faccione della luna. Méliès era anche un noto illusionista e si interessava di automi.

Parlare di Méliès, per giunta con un film in 3D, oggi che la stereoscopia è sempre di più presente, anche in tv, la pellicola ha chiuso e le sale cinematografiche stanno mutando forma, è un omaggio a chi ha dedicato e dedica la sua vita a creare ilusioni in cui far perdere la mente razionale del pubblico, cambiando in questo modo il software che ci fa essere quello che siamo. Creare illusioni per aiutarci ad essere persone migliori.

Il pubblico italiano, storicamente appassionato del cinema di Scorsese, pronto a perdonare flop come “Gangs of New York”, potrà dare una sua opinione dopo l’uscita nelle sale, che si prevede dal 3 febbraio.

***

Su Georges Méliès è stata pubblicata (anche) una buona monografia dal Castoro Cinema.

Su Martin Scorsese segnalo il mio saggio sull’influenza di suoi film sul cinema di Hong Kong pubblicato nel volume “Martin Scorsese” a cura di Edoardo Bruno, Greemese editore, in occasione della consegna a Scorsese del “Premio Maestri del Cinema” Assegnatogli dalla rivista Filmcritica.

 

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