I diritti d’autore non sono una tassa

Ricevo dall’Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) questo comunicato stampa, che vi giro, in quanto anche voi sarete (se già non lo siete), autori: “Gli autori italiani, e alcune associazioni di categoria – tra cui l’ANAC –  hanno inviato un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro dei Beni Culturali per segnalare la gravissima situazione che si è creata per centinaia di loro, a seguito della delibera del commissario straordinario della Siae (Società italiana autori ed editori), Gian Luigi Rondi che interrompe senza preavviso l’erogazione dell’assegno di professionalità dell’importo di 5-600 euro, maturato con la trattenuta del 4% sui diritti d’autore.  Centinaia di autori anziani e a fine carriera si trovano senza possibilità di beneficiare di altri contributi per il loro mantenimento.”

Questo comunicato stampa contiene vari ordini di informazioni, tra cui il fatto che su ogni opera regolarmente venduta, oltre alle tasse dovute allo Stato come per ogni oggetto in vendita o prestazione professionale (anche vendere un quadro lo è), una parte dei diritti d’autore (il guadagno dell’autore sull’opera da lui creata), il 4%, va (andava) ad accumularsi in un fondo di solidarietà per quegli autori diventati anziani senza avere accumulato abbastanza contributi per avere una pensione.

Per avere una pensione servono i contributi.

Per avere i contributi, serve lavorare in regola.

Per lavorare in regola, serve vendere in regola.

Per vendere in regola, serve che chi compra, lo faccia in regola.

La chiave è “in regola”.

Non c’è molta differenza tra un negoziante che non rilascia regolare scontrino ed un autore e un editore che lavorano in nero.

Così come non c’è grande differenza tra un taccheggiatore e chi fotocopia i libri o scarica film e musica illegalmente, senza il permesso scritto di chi detiene i diritti sull’opera, che non è solo l’autore, ma anche l’editore.

L’editore è un imprenditore ad altissimo rischio, che investe danaro nel produrre opere dell’ingegno che oggi sono quelle di qualcun altro, ma che già domani potrebbero essere le vostre.

Certo, perchè ciò accada, serve che l’editore esista ancora.

A forza di fotocopie e atti di pirateria, gli editori (soprattutto quelli medio-piccoli), chiudono, falliscono.

I medio-piccoli editori non hanno le spalle larghe delle majors.

Ma sono proprio i piccoli e medio editori che permettono ai giovani di iniziare e che investono in opere che non si prevede abbiano un largo target, ma che sono utili e di valore.

 

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