I telefilm ci (ri)provano con l’interazione.

Il 14 gennaio il pubblico americano potrà scegliere in diretta il colpevole di un episodio del telefilm Hawaii Five-0.

Per votare potrà andare sul sito della Cbs o usare Twitter.

Per ciò che riguarda i film, sono decenni che le majors americane realizzano più finali, che sottopongono al giudizio di un pubblico selezionato su base statistica. Sono i cosiddetti magoons.

Per avere un’idea di quanto possa essere diverso un finale dall’altro, consiglio di guardare i contenuti speciali del dvd di Vi presento i nostri di Paul Weitz.

L’idea di una tv interattiva in cui il pubblico decide in diretta le svolte di una storia ha solleticato diverse volte i produttori. Due i fattori che, fino a una decina d’anni fa hanno bloccato le emittenti: le difficoltà tecniche, la scarsa risposta del pubblico ad esperimenti pilota.

Ancora poco tempo fa, mediaset ha provato a mandare in onda un reality in cui i partecipanti dovevano fare tutto ciò che il pubblico a casa chiedeva loro di fare. Un flop. Se non c’è audience, la tv muore.

Normalmente, l’audience si basa sul calcolo di quanta gente ha scelto di guardare un certo programma. Il calcolo delle cliccate a un sito serve a stabilire un indice simile all’audience. Ci sono persone pagate per sapere quanta gente compra quel dato formaggio, usa quel particolare profumo, legge quel libro, ascolta quella musica, guarda quel film.

Ma i motori di ricerca e i social network, grazie ai profili compilati dagli utenti stessi, fanno ancora di più. Non solo ci dicono quanti, ci dicono chi.

Oggi la pubblicità è mirata e così i prodotti che la supportano. Spesso gli audiovisivi sono questi supporti.

Prima di essere realizzati, quando ancora sono idee, i nuovi prodotti, anche culturali, vengono selezionati sulla base di statistiche di mercato.

Oggi che con i social network le difficoltà tecniche sembrano superate, almeno sul fronte della raccolta dei voti, vedremo se il pubblico televisivo che sceglie i telefilm avrà voglia di essere attivo anzichè abbandonarsi e lasciarsi trascinare dall’effetto climax.

Personalmente, credo nella fiction interattiva (e non) solo se supportata da un’ottima sceneggiatura. Scrivere due o più finali, compilare una sceneggiatura ad albero, richiede grande professionalità e una visione della storia ibrida tra lineare e non lineare.

Certo è che partecipare come audience attiva dice di noi tanto, forse troppo. La Cbs avrà i dati per mandare in onda telefilm di successo, per realizzare spin off e altri derivati transmediali, per cercare sponsor mirati, per fare progetti per investimenti futuri sulla base di statistiche a partire dai dati personali forniti da chi voterà, etc.

Vedremo quello che sarà.

Personalmente ho un dubbio. Che ne sarà in questo sistema dell’autore? Se egli è avanguardia, se è originale, se è tramite tra il mondo delle Idee e il pubblico, che ne sarà di lui, di tutti noi, in un contesto che premia solo le scelte della maggioranza?

Chissà cosa ne pensa dell’argomento Yoko Ono, molte delle cui opere non esistono senza la collaborazione dei fruitori.

 

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